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Mettersi in panna e mettersi alla cappa

Il nocciolo

Mettersi in panna consiste nel porre a collo la vela di prua, tenere la randa bordata per la bolina larga e mettere il timone all'orza. Le forze si bilanciano e la barca resta quasi ferma, scarroccia appena. È una manovra per sostare, non certo per aumentare la velocità. Mettersi alla cappa è invece l'assetto di fortuna per il cattivo tempo, si procede a velocità molto ridotta con tela ridottissima, e non è una tecnica basata sull'ancora galleggiante filata di poppa.

In panna il fiocco a collo spinge la prua a poggiare, la randa bordata e il timone all'orza la riportano verso il vento, e la barca resta in equilibrio. È la posizione classica per una pausa, una mano di terzaroli, un recupero. Quanto all'ancora galleggiante, quando la si usa lavora semmai filata di prua, per tenere la prua incontro al mare, non di poppa.

Per ricordare

In panna la barca litiga con se stessa e sta ferma, fiocco a collo da una parte, randa bordata e timone all'orza dall'altra. La cappa è un'altra storia, è la marcia minima di sopravvivenza nel cattivo tempo.

La trappola

Le false rovesciano scopo e attrezzi. La panna spacciata per manovra che aumenta la velocità, quando serve a fermarsi. La cappa descritta come navigazione con l'ancora galleggiante filata di poppa, mentre è un assetto di cattivo tempo a tela ridotta, con l'eventuale ancora galleggiante a prua.

Nel listato ufficiale: 3 quesiti su questo concetto.

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