Il comandante e l'obbligo di soccorso
La direzione della manovra e della navigazione spetta in modo esclusivo al comandante, non all'armatore né al più esperto a bordo. Prima di partire verifica l'efficienza delle dotazioni di sicurezza, sostituisce i mezzi di salvataggio deteriorati e stabilisce il numero minimo di equipaggio in base alla navigazione, alle condizioni meteomarine e alla distanza da porti sicuri. Se viene a conoscenza di un'unità in pericolo è tenuto ad accorrere quando può prevedere un utile risultato, e dopo un urto ogni comandante soccorre le altre unità, i loro equipaggi e passeggeri, sempre che ciò non esponga a grave pericolo la propria unità e le persone a bordo.
Le conseguenze corrono su due piani diversi. Omettere assistenza o salvataggio dovuti è reato, punito con la reclusione fino a 2 anni. Non dare dopo un urto le notizie utili a identificare la propria imbarcazione è invece un illecito amministrativo, da 1.032 a 6.197 euro, come lo è in generale usare l'unità violando le norme sulla sicurezza della navigazione. Il timone può reggerlo anche chi non ha la patente, purché a bordo ci sia una persona regolarmente abilitata che si assume la responsabilità del comando e della condotta.
Chi non soccorre finisce nel penale, chi non si fa identificare paga. L'obbligo di accorrere non ha un raggio in miglia, vale quando l'aiuto può servire davvero.
I distrattori inventano limiti di 10 o 12 miglia entro cui scatterebbe l'obbligo di assistenza, non esistono. Altri restringono il soccorso dopo l'urto alla sola unità più vicina o lo caricano sull'unità più grande, invece tocca a ciascun comandante verso tutte. E il numero minimo di equipaggio non sta nel certificato di sicurezza né in un'ordinanza, lo decide il comandante.
Nel listato ufficiale: 12 quesiti su questo concetto.