Aree marine protette e tutela dell'ambiente
Le aree marine protette sono divise in tre zone di tutela, A, B e C, talvolta con una ulteriore zona D, delimitate da coordinate geografiche riportate nella cartografia del decreto istitutivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale. In zona A navigazione e ancoraggio non sono consentiti. In zona B, di riserva generale, la navigazione è disciplinata dal decreto istitutivo e dal regolamento di gestione, e la navigazione a remi e a vela è consentita. Nelle zone B e C gli enti gestori possono istituire campi boa e campi di ormeggio, dove l'ancoraggio non è mai consentito e una quota del 15% degli ormeggi è riservata alle unità a vela.
Vigilano le Capitanerie di porto e le polizie degli enti locali delegati nella gestione. Chi naviga a motore in un'area protetta non segnalata dalle boe perimetrali, ignorando i vincoli, subisce comunque una sanzione amministrativa. Sul fronte ambientale, in caso di avaria con possibile sversamento di idrocarburi si informa senza indugio l'autorità marittima più vicina al sinistro. Disperdere in mare l'olio usato è vietato, 5 chili inquinano una superficie grande una volta e mezzo un campo da calcio. I segnali di soccorso scaduti si consegnano al rivenditore al momento della sostituzione e la plastica abbandonata in mare dura fino a 450 anni.
Zona A come assoluta, non si entra e non si ancora. B e C aprono per gradi, con campi boa dove ci si ormeggia ma non si dà fondo. L'olio esausto va a terra, i razzi scaduti al rivenditore, la plastica resta in mare quattro secoli e mezzo.
Le zone non sono delimitate dalle boe né dall'ordinanza balneare, contano le coordinate del decreto istitutivo, quindi l'ignoranza dei vincoli non salva dalla sanzione amministrativa. Nei campi boe l'ancoraggio non è consentito nemmeno di giorno o con spazio di manovra libero. I razzi scaduti non si sparano per esercitazione né a Capodanno, si riconsegnano. E in zona B i divieti non sono assoluti, remi e vela passano.
Nel listato ufficiale: 15 quesiti su questo concetto.