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Abbandono nave, soccorso marittimo e chiamate di emergenza

Il nocciolo

Il soccorso marittimo comprende tutte le attività finalizzate alla ricerca e al salvataggio della vita umana in mare, e il coordinamento generale dei servizi è assicurato dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto. Prestare assistenza a un'altra unità è obbligatorio quando a bordo vi sono persone in pericolo di vita e non sussiste rischio per l'unità soccorritrice e per le persone imbarcate. In caso di sinistro il comandante fa indossare a ciascuna persona il giubbotto di salvataggio, e ordina l'abbandono solo dopo aver accertato di persona che tutti i mezzi suggeriti dall'arte nautica non sono in grado di salvare l'unità.

Prima dell'abbandono il comandante si accerta che tutte le persone imbarcate indossino le cinture di salvataggio e che l'eventuale zattera sia equipaggiata con le previste dotazioni di sicurezza. Per attirare l'attenzione di un'altra unità in caso di pericolo si effettua un movimento lento e ripetuto di entrambe le braccia allargate, dall'alto in basso. Il 1530 è il numero telefonico di emergenza della Guardia Costiera, e la chiamata di soccorso con il VHF non richiede alcun abbonamento.

Per ricordare

Millecinquecentotrenta, quattro cifre che valgono un salvagente, il telefono della Guardia Costiera. E le braccia larghe che si alzano e si abbassano lente sono il gesto che dice aiuto.

La trappola

L'obbligo di assistenza nei distrattori viene legato a una distanza massima tra le unità, 6 o 12 miglia, il listato lo lega invece al pericolo di vita e all'assenza di rischio per chi soccorre. Sull'abbandono l'inganno è la causa sbagliata, non bastano le avarie agli apparati, serve l'accertamento personale che nessun mezzo dell'arte nautica possa salvare l'unità.

Nel listato ufficiale: 8 quesiti su questo concetto.

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